Carciofi di Putignano

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I carciofi di Putignano sono due varietà di carciofo (Cynara cardunculus L. subsp. scolymus (L.) Hayek) che sono state selezionate a Putignano, in provincia di Bari, e che sono inseriti nell’Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT): “Verde di Putignano” e “Violetto di Putignano”. Negli orti domestici di Putignano (Bari) è molto frequente trovare qualche pianta di “Carciofo verde di Putignano” e “Carciofo violetto di Putignano”. Quest’ultimo risulta più precoce.

Capolino di carciofo Verde di Putignano.

I Carciofi di Putignano non hanno un vero e proprio mercato, però sono state diffuse e propagate dagli agricoltori e appassionati e coltivate quasi solamente per l’autoconsumo. Da decenni, anche semplici proprietari di piccoli appezzamenti orti coltivano queste varietà con altre specie ortive, ornamentali ed alberi da frutto, soprattutto in modo amatoriale. Sono prodotti tipici, che ben si distinguono dagli altri carciofi presenti sul territorio regionale. La coltivazione di queste varietà locali è piuttosto radicata nell’area di Putignano e la conservazione in situ è affidata ad agricoltori custodi.

Capolino di carciofo Violetto di Putignano.

Morfologia

Le caratteristiche morfologiche della pianta del carciofo Verde di Putignano sono rappresentate da taglia di altezza media, diametro di circa 1,20 m e attitudine pollonifera media. Le foglie sono di colore verde, hanno portamento semieretto e sono lunghe 80 cm circa. Il capolino principale presenta forma ovale, mediamente compatto. Le brattee che compongono il capolino sono di colore verde, con apice rientrante e con spina piccola; le brattee interne sono di colore bianco-verdastro ed hanno densità media. Presenta un capolino di 7 cm di diametro e 10 cm di lunghezza; il peso con 5 cm di stelo è di 120-180 g con discreta uniformità [1]. Le caratteristiche morfologiche della pianta del Violetto di Putignano sono rappresentate da taglia di altezza media, diametro di circa 1,20 m ed elevata attitudine pollonifera. Le foglie sono di colore verde, con attitudine semieretta, lunghe intorno a 85 cm. Il capolino principale presenta forma ovoidale e risulta piuttosto compatto. Le brattee esterne sono generalmente di colore viola scuro, a volte con sfumature verdi, con apice acuto e senza spine o con spina molto corta. Le brattee interne sono di colore paglierino con lievi sfumature violette ed hanno una densità media. I capolini presentano alta uniformità, peso con 5 cm di stelo di 130-170 g, diametro di 7,5 cm per 10 cm di lunghezza[2].

Ciclo colturale

L’impianto avviene per lo più partendo da carducci. In alternativa vengono utilizzate frazioni di ceppaia (“zampe”) in cui sono presenti alcune gemme. L’impianto della nuova carciofaia per carducci può essere attuato dall’autunno alla primavera. Col piantamento autunnale la produzione inizia normalmente ad aprile, seppure è molto scarsa il primo anno. Il carciofo Verde di Putignano produce 6-8 capolini per pianta ed ha una durata che può arrivare anche a dieci anni quando viene coltivato negli orti familiari con un periodo di raccolta che va da marzo a maggio. Il carciofo Violetto di Putignano produce 6-8 capolini per pianta ed ha una durata fino a 8-10 anni quando viene coltivata negli orti di famiglia. Ha un ciclo colturale di 8-10 mesi con un periodo di raccolta che va da dicembre a maggio. Quando in autunno soffia lo scirocco, alcuni capolini sono già a maturità commerciale i primi giorni di dicembre, almeno quelli delle piante più esposte al sole[2].

Usi

I carciofi di Putignano sono apprezzati sul mercato locale perché degli stessi viene utilizzato sia il capolino sia le nervature delle foglie, alla stregua dei carducci.

Ricerca scientifica

Il Verde di Putignano e il Violetto di Putignano, insieme ad altre varietà locali di carciofi pugliesi sono stati risanati da funghi e virus. L’istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR di Bari ha sottoposto il DNA di queste varietà ad analisi di genotipizzazione utilizzando marcatori SNP. Il DISAAT dell’Università di Bari ha in corso la conservazione in crescita minima per il mantenimento in vitro di questa risorsa genetica, partendo da apici vegetativi di giovani carducci prelevati dalle piante madri[3].

Riconoscimenti

La regione Puglia ha inserito i carciofi di Putignano nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani nella sezione prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati.

Essendo incluse nell’allegato 8 del PSR Puglia 2007-2013 tra le risorse genetiche autoctone regionali a rischio di estinzione, per queste varietà locali gli agricoltori custodi hanno potuto beneficiare degli aiuti agroambientali previsti dal PSR Puglia 2007-2013 (Misura 214, azione 3, Bollettino Ufficiale della Regione Puglia – n. 64 del 28-04-2011 e n. 55 del 18-04-2013).

Curiosità

  • Nel dialetto putignanese col termine “pegn” si intende in maniera specifica il capolino del carciofo, alludendo alla forme della “pigna” prodotta dagli alberi di pino. Col termine “scarcioppe”, invece, si intende più specificatamente la pianta del carciofo.
  • La Puglia è la regione più importante per la coltivazione di carciofo in Italia.

Note

Bibliografia

  • Bianco V.V., Pimpini F., 1990. Orticoltura. Patron Editore, pp. 991.
  • Dellacecca et al. (1976), nell’Atlante delle varietà di carciofo (vedi foto), riportano le suddette varietà alle pagine 52-53 e 92-93, che si riportano di seguito.
  • Dellacecca V., Magnifico V., Marzi V., Porceddu E., Scarascia Mugnozza G.T., 1976. Atlante delle varietà di carciofo. Contributo alla conoscenza della varietà coltivate nel mondo. Edizioni Minerva Medica, Torino, 124 pag.