Tortarello

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Tortarello

Il tortarello (Cucumis melo L. subsp. melo var. flexuosus L. Naudin), come il carosello e il barattiere, è una cucurbitacea. È diffuso su tutto il territorio pugliese e i frutti sono consumati immaturi, crudi in insalata o per accompagnare primi piatti. Le popolazioni di tortarello sono ritenute estremamente interessanti, perché rappresenterebbero la traccia di antiche cultivar dell’epoca egizia di cui non sono disponibili esemplari nelle collezioni di germoplasma di Naudin, Pagalo e Grebenscikov (Hammer et al., 1986). L’assenza di barriere agli incroci intraspecifici è alla base della notevole variabilità di caratteri osservata nel germoplasma di queste popolazioni di melone, soprattutto per la morfologia dei frutti. Questi sono, in qualunque caso, privi del sapore amaro anche quando immaturi (Conversa et al., 2005). La facilità di incrocio ha reso possibile un polimorfismo accentuato sia per la lunghezza degli steli che per la morfologia dei frutti. Infatti si riscontrano tipi con steli lunghi anche oltre tre metri (Bianco, 1990).

Origine e diffusione

Il carosello sembra coltivato da lunghissimo tempo in Egitto e Turchia, dove sta regredendo lasciando il posto al cetriolo. La superficie e la produzione non sono riportate nelle statistiche ufficiali [1].
La regione dove assume maggiore importanza è la Puglia, anche se è coltivato in piccolissimi appezzamenti e negli orti familiari. Il prodotto è destinato esclusivamente al consumo locale, si trova in prevalenza in mercati rionali e piccoli punti vendita.
Il tortarello sembra fosse consumato nel Sud Italia già nel V secolo, evidenziato dalla presenza di un'offerta votiva del V secolo a. C. come riportato da Francesca Casaluci, che lo ha rilevato in "Fruttini votivi di terracotta" presenti nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto [2].

Morfologia

Il peso dei frutti immaturi oscilla tra 200 e 500 g con lunghezza e diametro, rispettivamente di 12– 30 cm e 3–6 cm. Alcuni frutti possono superare i 120 cm con diametro massimo di 6–10 cm, superficie leggermente solcata di colore da verde molto chiaro a verde scuro, ricoperto di peli (Bianco, 1990). Quando raggiunge la maturità fisiologica, l’epidermide diventa giallo-scuro ed il frutto emana un forte odore, la polpa diventa bianca, insipida e con acidità superiore a quella dei meloni.

Ciclo di coltivazione

Le esigenze climatiche sono simili a quelle del melone.
Il materiale di riproduzione è solitamente prodotto in azienda direttamente dall’agricoltore, per selezione, ma alcune ditte sementiere locali assicurano la distribuzione delle popolazioni più interessanti.
La semina o il trapianto vengono effettuati in campo quando è superato il pericolo dei ritorni di freddo e la temperatura del terreno si mantiene superiore a 12-15 °C. Generalmente l’impianto si realizza su terreno pacciamato a partire dalla seconda metà di aprile, fino a tutto maggio, a seconda delle zone. La coltivazione in serra o piccoli tunnel consente di anticipare la fase di impianto anche a gennaio-febbraio se si tratta di serre riscaldate.
La semina, che si effettua solitamente a postarelle distribuendo 4-5 semi, è seguita dal diradamento. È diffusa anche la produzione di piantine in vivaio, molto spesso commissionata dall’agricoltore che fornisce il seme direttamente selezionato in azienda.
In pien’aria la raccolta inizia circa 45 giorni dopo la semina.
L’impianto in pieno campo è effettuato a fila singola o a file binate con densità di 2-2,5 piante/m2 a seconda del portamento della pianta; in serra sono gestibili densità maggiori (4-4,5 piante/m2) soltanto con l’allevamento in verticale delle piante.
È consuetudine effettuare diverse cimature successive a partire dallo stelo principale per stimolare la ramificazione e per contenere l’espansione della pianta.
A fronte di interessanti potenzialità produttive, la considerevole variabilità dei caratteri biomorfologici all’interno di una stessa popolazione molto frequentemente rende aleatorio l’esito della coltura. La produzione è piuttosto variabile in funzione dell’ambiente di coltivazione e del ciclo produttivo.
La raccolta è effettuata quando i frutti presentano polpa consistente e croccante, i semi sono ancora abbozzati e la cavità placentare è assente. Con il procedere dell’accrescimento del frutto aumenta l’incidenza dello scarto attribuito ai tessuti placentari e ai semi e si modifica la caratteristica fragranza del frutto immaturo.
In genere la commercializzazione è effettuata alla rinfusa e molto spesso si possono trovare frutti accumulati sui banchi dei mercati.
Il prodotto è particolarmente gradito dal consumatore per l’assenza del sapore amaro, la sensazione di freschezza e per la buona digeribilità, sicuramente migliore del cetriolo.
La produzione in pien’aria è di 40-50 t/ha; in serra si possono superare le 70 t/ha.
Il periodo semina-raccolta varia da 45 a 90 giorni ma con il trapianto in serra tale periodo si riduce di 10-15 giorni[3].

Usi

Viene impiegato in cucina alla stregua dei caroselli.

Riconoscimenti

La Regione Puglia ha inserito i Tortarelli nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali nella sezione prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati. Per questa varietà locale gli agricoltori custodi hanno potuto beneficiare degli aiuti agroambientali previsti dal PSR Puglia 2007-2013 (Misura 214, azione 3, Bollettino Ufficiale della Regione Puglia – n. 55 del 18-04-2013).

Curiosità

  • È noto anche con il nome di melone “serpente” (fakouze degli arabi e adjon degli orientali).
  • L’impiego del tortarello come frutto votivo potrebbe essere legato alla fecondità maschile, come molti vegetali lungiformi [2].

Note

Bibliografia

  • Attanasio S., 1995. Aspetti e problemi dell’Orticoltura in provincia di Taranto. Tesi di Laurea in Orticoltura. Facoltà di Agraria, Università di Bari.
  • Bianco V.V., 1990. Carosello (Cucumis melo L.). In Bianco e Pimpini, 517-521. Patron Editore, Bologna.
  • Conversa G., Gonnella M., Santamaria P., Bianco V.V., 2005. Caratterizzazione e valorizzazione di due tipici ortaggi pugliesi: carosello e barattiere. Colture Protette, 34 (supplemento al n. 5), 4-13.
  • Dellacecca V., Mancini L., 1978. Prova di confronto tra ‘carosello’ e cultivar di cetriolo allevate in serra. Colture Protette, 7 (5), 27-32.
  • Hammer K., Hanelt P., Perrino P., 1986. Carosello and the taxonomy of Cucumis melo L. especially of its vegetable race. Kulturpflanze, 34, 249-251.
  • Iannelli M.T. L'alimentazione nell'Italia antica - Alimentazione nel Bruttium. Ministero per i Beni e le Attività Culurali. (visitato in data 18/03/2017)