Cetriolo di Polignano

Da BiodiverSO - Wiki.

Il Cetriolo di Polignano è una varietà locale di cetriolo (Cucumis sativus L.) noto anche con le denominazioni di “Mezzo lungo di Polignano” e “Liscio di Polignano”. È una varietà di vecchia utilizzazione, che si caratterizza per la presenza di tessuti del mesocarpo bianco-verdastri, acquosi, croccanti e talvolta amarognoli, a causa di principi amari denominati cucurbitacine[1]. Tali sostanze, che appartengono al gruppo dei triterpeni tetraciclici, si trovano frequentemente sotto forma di monogliceridi e si localizzano principalmente alla base o vicino al peduncolo del frutto o nelle mucillagini che avvolgono il seme. In Puglia la provincia dove è più coltivato il cetriolo è quella di Bari, nella quale vengono realizzate anche le produzioni unitarie più elevate.
L’areale di coltivazione di questa varietà è Polignano a Mare (Ba) ma è noto in tutta la regione.

Morfologia

Le piante vengono allevate in verticale e legate ad un tutore. La raccolta viene eseguita con le forbici.
I frutti sono piuttosto uniformi per forma e dimensione e si contraddistinguono per il peso, che oscilla tra 80 e 150 g, la lunghezza di 8-12 cm e il diametro ci 3-6 cm[2].
I semi sono di forma ovale-allungata, schiacciati, di colore bianco paglierino e lunghezza variabile da 0,6 a 1 cm; il peso di 1.000 semi è di circa 20-30 g; 1 g di semi contiene di conseguenza da 35 a 50 semi.

Ciclo di coltivazione

Nell’avvicendamento colturale il cetriolo precede o segue le tipiche colture orticole invernali quali cavolfiore, finocchio, lattuga e sedano. Nelle colture di serra può seguire una coltura tardiva di pomodoro o, in secondo raccolto, una coltura precoce di pomodoro, melanzana o peperone.
I lavori preparatori iniziano generalmente con un’aratura a 30-40 cm di profondità e proseguono con successive erpicature, al fine di predisporre un letto di semina o di trapianto quanto più possibile accurato.
Per evitare la possibile formazione di ristagni idrici, nei confronti dei quali il cetriolo si dimostra particolarmente sensibile, il terreno può essere sistemato a prose.
Preliminare all’impianto risulta la pratica della pacciamatura, effettuata con la stesura di film in polietilene (PE) nero da 0,05 mm. Viene obbligatoriamente preceduta dalla posa in opera di ali gocciolanti o di manichette forate, mediante le quali si provvederà a garantire la necessaria quantità di acqua irrigua o, più frequentemente, ad effettuare la fertirrigazione.
Per il ciclo estivo di pieno campo si adotta quasi ovunque il metodo della semina diretta, data l’elevata germinabilità della specie e le ottime condizioni climatiche che si riscontrano in tale periodo. Invece per le colture in serra si ricorre alla tecnica del trapianto di piantine allevate in contenitori alveolati che oltre a garantire una migliore uniformità di vegetazione e scarse fallanze, consente di ottenere notevoli anticipi produttivi e produzioni areiche più elevate.
L’impianto può essere realizzato a fila singola o binata: nel primo caso le distanze variano da 120-150 cm tra le file e da 35-45 cm sulla fila; nel secondo caso si adottano distanze di 140 cm tra le bine, 120 cm tra le file e 30-35 cm sulla fila. In entrambe le soluzioni si mira a raggiungere una densità intorno alle 2 piante/m2 (100 x 50 cm). Distanza tra le piante e densità, tuttavia, possono subire sensibili variazioni in funzione della struttura protettiva utilizzata, del tipo di allevamento e potatura adottati (verticale, ‘a terra’, a stelo unico, a più steli, ecc.), delle diverse epoche e degli areali di coltivazione.
I migliori risultati sono ottenibili allevando le piante a stelo unico.
La messa a dimora, in serra, avviene generalmente dopo la prima metà di marzo, utilizzando piantine allo stadio della prima o seconda foglia vera; è sempre più diffusa, peraltro, la tendenza ad anticipare l’epoca di impianto ai primi di febbraio e di procedere poi con trapianti e semine scalari, fino alla seconda decade di luglio. Oltre tale periodo non è consigliabile andare, in quanto l’intensificazione delle problematiche fitosanitarie e la progressiva diminuzione della luminosità si ripercuotono negativamente sulla produzione e sulla qualità del prodotto, rendendo spesso la coltura non più remunerativa.
La serra ideale per la coltivazione del cetriolo dovrebbe avere una volumetria pari o maggiore a 2,5-3 m3 per ogni m2 coperto e una larghezza non inferiore ai 5-6 m; dovrebbe essere dotata, inoltre, di aperture laterali e/o al colmo per l’arieggiamento.
La pianta di cetriolo, per la sua conformazione morfologica (in particolare il fusto erbaceo), necessita di tutori.
Il sistema di allevamento più diffuso è quello in verticale monostelo che consente di velocizzare notevolmente le operazioni di raccolta, oltre ad avere una positiva influenza sulla sanità e colorazione dei frutti che risultano meno coperti dal fogliame.
Dopo la raccolta dei primi frutti occorre procedere alla defogliazione dello stelo principale per i primi 40-50 cm, con lo scopo di ridurre la superficie traspirante, aumentare l’efficienza della luce e determinare un maggiore arieggiamento che aiuti a limitare le fitopatie.

In taluni casi, al termine della raccolta dei frutti, si procede alla cimatura del fusto principale, per stimolare l’emissione di nuovi getti ascellari, sui quali sarà possibile recuperare ulteriori quote di prodotto.
Formulare per il cetriolo un piano di concimazione da utilizzare in modo generalizzato risulta pressoché impossibile, poiché questo varia in funzione delle caratteristiche pedoclimatiche degli areali di coltivazione, delle epoche prescelte, delle tecniche agronomiche e, non ultimo, delle precessioni colturali.
In pratica, il principale riferimento è rappresentato dalle asportazioni che, riferite ad una tonnellata di prodotto, corrispondono a 1,6 kg di N, 0,8 kg di P, 2,6 kg di K, 0,5 kg di Ca e 0,5 kg di Mg. Il maggiore assorbimento di K e di N avviene principalmente nelle prime fasi di accrescimento delle piante; quello del P pressoché costantemente durante l’accrescimento e nella fase produttiva, ma in misura minore rispetto a N e K; mentre piuttosto notevole è l’assorbimento di Ca nella fase produttiva.
Notevole importanza assume la tecnica irrigua, soprattutto nel ciclo primaverile-estivo, in relazione alle elevate esigenze della cucurbitacea. Spesso si ricorre ai sistemi per aspersione oppure, come accade in serra, a sistemi a microerogazione. I volumi stagionali si aggirano sui 4.000-5.000 m3/ha.
Per quanto riguarda la lotta alle malerbe, queste possono essere controllate con la pacciamatura impiegando film plastici scuri, altrimenti si ricorre all’uso di erbicidi.
Appare opportuno, infine, ricordare la grande utilità degli insetti pronubi nel favorire la fecondazione dei fiori con successiva allegagione e di conseguenza la produzione.
In coltura tradizionale le raccolte iniziano dopo 30-40 giorni dal trapianto e si susseguono con cadenza quotidiana. Generalmente interessano i frutti fisiologicamente immaturi, che manifestano un colore molto intenso, e quindi sono pronti sotto il profilo commerciale. La piena maturazione, infatti, si evidenzia con la comparsa di sfumature dapprima di colore verde-giallo, poi giallo-verde e infine giallo. Il processo è assai rapido e si accompagna all’intenerimento dei tessuti della polpa, al rammollimento dell’endocarpo e all’indurimento dei semi.
La raccolta pertanto è tempestiva.

Usi

Il Cetriolo di Polignano viene consumato come ortaggio fresco nella preparazione di insalate estive.
L’eventuale conservazione del prodotto viene effettuata ad una temperatura relativamente elevata (10-12 °C), per evitare la comparsa dei danni da freddo, ad una altrettanto alta umidità relativa (90-95%).

Caratteristiche qualitative-nutrizionali

In tabella i principali valori nutrizionali:

(valori per 100 grammi)
Parte Edibile Acqua Proteine Grassi Carboidrati Fibra Totale Valore energetico
95 g 94-97 g 0,6-0,7 g 0,1-0,5 g 1,8-2,2 g 0,2 g 42 kcal

Inoltre: Vitamina A 35-45 UI, vit. B1 0,02-0,09 mg, vit. B2 0,15-0,03 mg, vit. C 10-12 mg, potassio 180 mg, fosforo 22-38 mg, calcio 13-23 mg, zolfo 7-13 mg, magnesio 15 mg, ferro 0,3-1,0 mg [3].

Riconoscimenti

Per questa varietà gli agricoltori custodi hanno potuto beneficiare degli aiuti agroambientali previsti dal PSR Puglia 2007-2013 (Misura 214, azione 3, Bollettino Ufficiale della Regione Puglia – n. 55 del 18-04-2013).
Nel 2015, la Regione Puglia ha inserito il Cetriolo di Polignano nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali nella sezione prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati.

Curiosità

• Fino a 30-40 anni fa, quando si utilizzavano molte varietà locali, prima di consumarlo, il cetriolo veniva tagliato alle due estremità per produrre, attraverso lo strofinamento su ogni estremità della parte separata, abbondante schiuma, in seguito a ripetuti movimenti circolari. Alcuni, prima dello strofinamento, immergevano le estremità tagliate del cetriolo nel sale, altri ancora tagliavano il cetriolo a fette, lo cospargevano di sale e dopo un’oretta lo sciacquavano per allontanare l’amaro. Lo strofinamento sulle parti tagliate del cetriolo produce una tipica schiuma bianca che si riteneva riuscisse ad eliminare la sostanza amara presente nel frutto. Tuttavia questa pratica non ha alcun fondamento scientifico[4].

Note

Renna M., 2015. Il Cetriolo mezzo lungo di Polignano nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. BiodiverSO. (visitato il 18/03/2017)

[2] Accogli R., Conversa G., Ricciardi L., Sonnante G., Santamaria P., 2015. Almanacco BiodiverSO. Biodiversità delle Specie Orticole della Puglia. ECO-logica editore, Bari, pp.260. 

[3 ] USDA, Basic Report: 11205, Cucumber, with peel, raw (visitato il 18/03/2017)

[4] Santamaria P., 2014. La leggenda del cetriolo amaro. BiodiverSO. (visitato il 18/03/2017)

Bibliografia

  • Bianco V.V., Pimpini F., 1990. Orticoltura. Patron Editore, Bologna, pp. 991.