Orobanche o Succiamele delle fave

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L’orobanche o succiamele delle fave (‘’Orobanche crenata’’ Forssk.) è una pianta parassita obbligata, totalmente priva di clorofilla.
Il termine orobanche deriva dalla lingua greca òrobos (legume) e anchéin (strozzare) e indicano il carattere parassitario di buona parte delle piante del genere a danno delle Leguminose (nell’antica Grecia questo nome era usato per una pianta parassita della "veccia" - Vicia sativa) [1].

Si insedia e si sviluppa sulle radici di diverse leguminose provocando significative riduzione di produzione. L’ospite maggiormente colpito è la fava (‘’Vicia faba’’ L.) sulla quale l’orobanche riesce a raggiungere dimensioni notevoli.
La parte edule dell’orobanche è costituita dallo scapo fiorale che prende il nome di ‘’turione’’ e viene raccolto appena emerso dal terreno.
Probabilmente, l’aspetto delle infiorescenze di orobanche (al momento della raccolta sono acquose, tenere e spesso di colorito chiaro) e la somiglianza a grossi turioni d’asparago sono stati decisivi per la raccolta e il consumo a scopo alimentare di questa specie.
Viene consumata nei territori di Bari e Lecce e prende il nome dagli idiomi locali di: ‘’Sporchia, erba fiamma, erba tora, brucia legumi, lopa, lupa, lupu, mangiafáe, spórchia, spórchiə, spúrchia’’ [2].
Nella parte più a nord della Puglia prende il nome di ‘’nega’’.
In Puglia l’impiego in campo gastronomico ha origini remote. Risale con molta probabilità ad un periodo non florido in cui vivevano i nostri antenati, che per soddisfare il fabbisogno alimentare della propria famiglia spesso numerosa, si vedevano costretti a sfruttare quanto offriva il territorio.
Le orobanche rappresentavano una vera piaga per la popolazione che vedeva nelle leguminose la principale e spesso esclusiva fonte di proteine. Diveniva necessario, quindi, preservare le leguminose da tale parassita. L’unica operazione possibile era l’estirpazione manuale che consentiva non solo lo sviluppo regolare delle piante ma, rendeva disponibile cibo per la popolazione.

Le orobanche possono essere consumate sia crude che cotte, e talora si prestano a sostituire, in alcune ricette, altri ortaggi più comuni; già gli antichi romani erano soliti mangiarle lessate o cotte al vapore. Tradizionalmente, i turioni vengono mondati eliminando la parte basale più dura, lavati e lessati in acqua e sale. Successivamente si lasciano a bagno per alcune ore al fine di far perdere quel sovrappiù di amaro che li renderebbe ingrati al palato, quindi sono pronti all’uso. Possono essere semplicemente conditi con olio, aceto, sale, aglio e menta, ma l’uso comune dei contadini murgiani vuole che possano essere anche gratinati al forno, o utilizzati per frittate e sformati. L’orobanche, inoltre, viene utilizzata cruda a fettine sottili, condita con aceto, olio e sale e servita come contorno al purè di fave, oppure cotta e conservata sotto aceto, fritta, alla parmigiana o condita con olio e sale insieme alle fave fresche, anch’esse cotte. L’attitudine preferenziale, quindi, sembra essere per la preparazione di contorni; tuttavia, i turioni di orobanche possono costituire l’ingrediente principale di antipasti e primi piatti.

Morfologia

Dicotiledone Simpetala, il processo di parassitizzazione avviene a mezzo di austori che penetrano nella radice dell'ospite e da cui traggono nutrimento. Il fusto è cilindrico, carnoso, semplice o ramoso, munito, in luogo delle foglie, di piccole squame prive di clorofilla come tutta la pianta, il cui colore, nel secco tende al bruno, mai verde. Ha un'infiorescenza terminale a spica o a racemo, qualche volta a corimbo, più raramente sono ridotti a uno solo: nascono all'ascella di una brattea unica o accompagnate da due bratteole. Il calice è per lo più gamosepalo e persistente, la corolla è tubuloso-campanulata, persistente dopo l'antesi, con lembo diviso di solito in due labbra disuguali, spesso cospicua e di varia colorazione; gli stami sono 4, didinami; l'ovario è supero, solitamente uniloculare e con due placente parietali e laterali. A maturità si trasforma in una cassula variamente deiscente, contenente numerosi e minuti semi con embrione indifferenziato o mancante di cotiledoni.

L’altezza varia da 10 a 50 cm (raramente superano i 60 cm). Appartiene principalmente alle terofite parassite [3] (T par), piante annue che vivono a spese di altre, prelevandone la linfa mediante specifici organi.


Ciclo colturale

Essendo un parassita privo di clorofilla cresce a danno delle leguminose, soprattutto la fava. Per questo motivo non ha un vero e proprio ciclo colturale ma segue quello della pianta ospite da cui trae nutrimento per il proprio sviluppo.



Caratteristiche nutrizionali

In tabella i principali valori nutrizionali:

(valori per 100 grammi)
Parte Edibile Acqua Proteine Grassi Carboidrati Fibra Totale Valore energetico
90 g 84 g 0,8 g 0 g 3,7 g 6 g 15 kcal

Presenta un contenuto di fibra grezza di gran lunga più elevato dei comuni ortaggi che si avvicina molto a quello dei semi di leguminose (es. fagiolo, cece, fagiolino dall’occhio, cicerchia, ecc.). Ha un ridotto apporto glucidico (glucosio 1,3 - fruttosio 1,9 - saccarosio 0,5 g/100g di prodotto fresco). Importante è la presenza di tannini, acidi grassi liberi, carotene, sostanze amare e composti fenolici (acido caffeico 1,2 g/100g p.f).

Usi

Può essere consumata ad insalata con pomodori e menta, lavando e lessando in acqua e sale i turrioni che preventivamente devono essere privati della parte basale più tenace. Per l’eliminazione del sapore amaro questi devono essere tenuti a bagno per alcune ore. Fatto questo, possono essere mischiati con pomodori, menta, ecc. [4]

Questa è la succiamele delle fave (Orobanche crenata Forsskal) nota anche come orobanche, sporchia, neca, nera, erba fiamma, ecc.
Si consuma lo scapo fiorale, detto “turione”, dopo che è emerso dal terreno e comunque prima dell’apertura dei fiori.

Viene usata principalmente per la preparazione di contorni; tuttavia, i turioni di orobanche possono costituire l’ingrediente principale di antipasti e primi piatti. [5]


Riconoscimenti

Questa varietà è stata inclusa nell’allegato 8 del PSR Puglia 2007-2013 tra le risorse genetiche autoctone regionali a rischio di estinzione. Per questa varietà locale gli agricoltori custodi hanno potuto beneficiare degli aiuti agroambientali previsti dal PSR Puglia 2007-2013 (Misura 214, azione 3, Bollettino Ufficiale della Regione Puglia – n. 64 del 28-04-2011 e n. 55 del 18-04-2013).

Note

Bibliografia

[http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/28/lorobanche-per-i-nostri-contadini-spurchia-terrore-dei-campi/ Fondazione Terra d’Otranto (2012). L’orobanche, per i nostri contadini spurchia, terrore dei campi (visitato in data 04/12/2017) ]
Facebook di BioDiverso. Succiamele delle Fave(visitato in data 04/12/2017)
La carrozza der gambini. Succiamele delle fave -- Orobanche crenata (visitato in data 04/12/2017)
http://www.tipicidigusto.it/orobanche/ tipicidigusto.it. [Orobanche (visitato in data 04/12/2017)]
Fresh Plaza. Bari: andar per erbe nel Campus universitario (visitato in data 04/12/2017)
Renna, M., Serio, F.D., & Santamaría, P... (2015). Crenate broomrape (Orobanche crenata Forskal): prospects as a food product for human nutrition. Genetic Resources and Crop Evolution, 62, 795-802.